In una festa che tutti riconoscono come questa non mancano certo gli appelli a pensare come diverse siano ancora le situazioni in cui la donna nel mondo del lavoro non goda sempre di quella parità di condizione esplicitamente prevista dall’art. 37 della Costituzione:
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
Un articolo visionario, se pensiamo a quando fu scritto, per i processi culturali e sociali che implicava la sua attuazione; e in parte deve ancora produrre se consideriamo l’aberrazione umana del femminicidio.
Noi, avendo ben presente le storie delle donne impegnate ogni giorno in MyJob Laboratorio, pensiamo utile offrire un contributo originale alla riflessione generale focalizzando la nostra attenzione sulle fatiche con cui spesso deve misurarsi una donna inserita nel mondo del lavoro perché, per quanto fondamentale nella vita di ciascuna, l’occupazione certo non esaurisce le ragioni della vita: gli impegni di cura riguardo figli e genitori, soprattutto se assolti in solitudine, le disabilità personali e famigliari, i servizi organizzati con logiche autoreferenziali, quando ci sono, la condizione economica che può essere precaria anche lavorando.
Fatiche che nel contesto economico e sociale in cui viviamo nella nostra pur ricca Milano possono incidere anche gravemente sull’esperienza lavorativa di una donna, rendendola di fatto un’esperienza fragile e vanificando così le prospettive indotte dalla Costituzione.
Una fragilità che implica tenere alta l’attenzione se si vogliono ricercare soluzioni. Nella consapevolezza che spesso esse passano attraverso l’assunzione di responsabilità nell’economia e nelle istituzioni ma anche dell’importanza di reti sociali che andando oltre la semplice disponibilità di servizi coltivino le relazioni necessarie a superare le molte solitudini.
In questo 8 marzo invitiamo quindi chiunque voglia unirsi a noi per alimentare questa riflessione offrendo la propria testimonianza; a partire dalle socie di ReAgire, da chi pur non essendolo comunque ci conosce, da chiunque abbia occasione di leggere questo invito.
Un’occasione in cui raccogliere testimonianze al fine di offrire il nostro contributo al confronto e di crescita nella consapevolezza del tema tra i generi e di offrire motivi di riflessione a chi tra le figure pubbliche o responsabilità istituzionali con cui siamo in relazione.
DOMANDE PER l’8 marzo
Sei anche tu una donna per cui le fatiche e i limiti imposti dalla vita hanno reso fragile l’occupazione o condizionato le scelte di lavoro? Con quali conseguenze?
Hai voglia di farci riflettere sulla tua esperienza condividendo la tua testimonianza?
Quali risposte hai potuto trovare alle criticità con cui ti sei dovuta confrontare?
Hai potuto riscontrare l’utilità di reti sociali che, aldilà dei servizi offerti, offrano soluzioni basate sulle relazioni?
MATERIALI
L’EVENTo
Per chi non ha potuto partecipare al nostro incontro, condividiamo con voi alcuni momenti significativi di questa giornata.
Le storie delle donne che ogni giorno affrontano il percorso di MyJob Laboratorio ci hanno offerto l’opportunità di riflettere ancora una volta sulle difficoltà e fragilità che le nostre socie, così come tutte le lavoratrici, disoccupate o inoccupate, devono spesso affrontare per conciliare vita personale e lavoro.
Abbiamo ascoltato tante storie di fatica e sconforto, ma anche di coraggio e voglia di riscatto, a partire dalle testimonianze di Nadia, Lina, Francesca, Michela, Valentina e Alessandra. Il dibattito è stato favorito dalla presenza di esponenti del Municipio 7, con gli interventi di Roberta Lamberto, assessora al Lavoro e alle Politiche sociali, Emanuela Rebecchi, presidente della Commissione Politiche sociali, Daniela Caraceni, presidente della Commissione Lavoro, e Simona Sforza, consigliera con delega alla Parità.
È emersa, ancora una volta, una realtà che già conosciamo bene: la difficoltà oggettiva di rispondere in tempi brevi e in modo concreto alle esigenze e alle richieste delle donne lavoratrici.
Il problema di conciliare la dimensione sociale con quella sanitaria resta ancora irrisolto per chi convive con una disabilità che condiziona le scelte di vita. Come ha sottolineato la presidente Emanuela Rebecchi, esiste una legislazione in materia, ma è poco conosciuta e non viene applicata. Ne è un esempio la legge regionale n. 28 del 2004 che promuove la conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale, di formazione e del tempo per la persona.
Oltre ai servizi, talvolta assenti, spesso inadeguati o autoreferenziali, è fondamentale creare e mantenere relazioni. Il legame tra le persone è un valore che ReAgire sostiene fin dalla sua nascita e sarà al centro della prossima Assemblea, in programma sabato 5 aprile 2025. Un tema che approfondiremo, ancora una volta, insieme!
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