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Quando muore un fratello maggiore: Sandro Antoniazzi


La morte di un uomo di 85 anni, da tempo malato di un tumore difficilmente curabile, non dovrebbe sorprendere. Eppure, la notizia ha colto di sorpresa sia me come a molti amici che hanno conosciuto Sandro Antoniazzi nel corso degli anni, apprezzandone il carattere e ricevendone, fino a poco tempo fa, consigli e stimoli sempre orientati al futuro.

Era facile voler bene a quest’uomo mite dal carattere forte, che nel dialogo portava sempre un’idea chiara. Io lo conobbi a venticinque anni, e anche se le nostre strade furono poi diverse, la sua conoscenza mi accompagnò sempre; finchè ci ritrovammo in epoca recente.

Intellettuale raffinato e figura centrale di un sindacalismo popolare che oggi non esiste più, Sandro si è sempre ispirato al cattolicesimo sociale. Era un cristiano adulto, dalla fede profonda, convinto che il lavoro fosse il principale strumento per dare dignità alla persona. Il lavoro, che sul piano personale segna le nostre relazioni e caratterizza gran parte della nostra vita; e sul piano collettivo ha dato origine a organizzazioni, sindacati, partiti.

Sandro non si è limitato alla riflessione teorica: è stato tra quelli che hanno scelto di “scendere in campo”, assumendo ruoli di responsabilità nella CISL guidata da Pierre Carniti, per costruire un sindacato capace di rappresentare davvero i bisogni popolari e partecipare attivamente alle trasformazioni economiche del dopoguerra.

Persona onesta e senza ambizioni personali, godeva di stima trasversale. Per questo, all’inizio di Mani Pulite, fu chiamato a guidare il Pio Albergo Trivulzio dopo lo scandalo che coinvolse Mario Chiesa. Il suo interesse per la politica lo portò poi a candidarsi come sindaco di Milano e a mantenere, negli anni, un costante impegno di base, promuovendo iniziative coerenti con i suoi valori.

Cristiano impegnato, univa all’azione sociale una riflessione profonda sul Vangelo. Lo dimostra la nascita di Comunità e Lavoro, da lui fondata per connettere fede, impegno sociale e cambiamenti del mondo del lavoro. Partecipò anche alla vita della diocesi con la Fondazione San Carlo, voluta dal Card. Martini. Anche se osservava con dispiacere negli ultimi anni la scarsa attenzione al tema del lavoro nell’azione pastorale delle parrocchie milanesi.

Sandro è stato anche un amico di ReAgire. Non solo per la comunanza di idee, ma per la partecipazione concreta a nostre iniziative (per esempio, durante un MyJob Day nel 2019, o una successiva intervista per il nostro canale youtube), e per averci coinvolto in progetti da lui promossi come Cultura e Società e Rete Lavoro 5.

Fino alla fine ha mantenuto spirito d’iniziativa e lucidità. Qualche mese fa ha pubblicato il suo ultimo libro, Combattere la bella battaglia, ancora una volta orientato al futuro, in cui rilancia la sua visione di un sindacato unitario e protagonista del cambiamento sociale e indica nuove ricette per includere nel mercato del lavoro chi oggi ne rimane ai margini.

La sua morte ci colpisce perché, fino all’ultimo, è rimasto un punto di riferimento. Ci mancherà un fratello maggiore.

Elio Savi.
Presidente di ReAgire

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